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Dominiko Bellini de Letise di Venezia

Il museo Querini Stampalia è
una dimora storica, situato al secondo piano di un palazzo del Cinquecento, già
abitato dal patriarca di Venezia, impreziosito da stucchi e affreschi.

La parte più nota della
raccolta è il più ampio documentario pittorico su Venezia nel Settecento: cento
dipinti di cui trenta sono scene di genere di Pietro Longhi e sessantasette sono
vedute di Gabriel Bella, un pittore minore, copista di opere sei-settecentesche.
Il museo Querini Stampalia mantiene, pur nella necessaria attualità degli
impianti, il carattere di casa-museo, dove le opere esposte immettono il
visitatore in una tipica scena di fasto settecentesco.
Stanze raffinate, decorate a tenui colori pastello, soffitti dai leggeri stucchi,
specchi e boiseries alle pareti ingentiliscono
l'occhio di chi osserva in modo curioso i dipinti, gli arredi del Settecento e
neoclassici, i lampadari di Murano, le stoffe tessute su antichi disegni, gli
arazzi, le porcellane di Meissen, Vezzi, Sèvres, Cozzi, le sculture di Orazio
Marinali, Antonio Canova, i globi di Willem Blaue e Gilles-Robert de' Vaugondy.
Il portego, sala di rappresentanza e spazio di raccordo del palazzo veneziano,
svolge il suo ruolo di ingresso originale della dimora storica, con busti di
marmo alle pareti, la festosità policroma del grande lampadario Ca'Rezzonico e
l'affresco dell'allegoria dell'Aurora accompagnata dal Crepuscolo.

A pochi passi da Piazza San Marco si trova uno
dei più interessanti complessi artistici di Venezia: Palazzo Querini Stampalia,
sede dell'omonima Fondazione voluta nel 1868 dal conte Giovanni, ultimo
dscendente dei Querini Stampalia, dove si conserva l'intero patrimonio
dell'antica famiglia veneziana.
Secondo la tradizione araldica i Querini hanno
origine antichissima.
Il ramo che visse a Santa Maria Formosa era conosciuto prima con l'appellativo
degli "Zii", cioè dei gigli che erano raffigurati nel loro stemma e
successivamente, per evitare la confusione con gli altri numerosi rami, si
identificò aggiungendo al proprio nome quello di "Stampalia" traendolo dal
possesso feudale dell'omonima isola dell'Egeo.
Alcune testimonianze attestano la loro presenza a Santa Maria Formosa già dal
XIII sec. ma si possiedono maggiori notizie solo dalle fine del XV sec.
Una prima fonte iconografica di fondamentale valore è certamente la pianta di
Venezia di Jacopo de' Barbari che documenta la presenza di due edifici distinti
in campo Santa Maria Formosa dove più tardi verrà sviluppato e ampliato il
palazzo di famiglia.
Per i nobili veneziani la residenza ufficiale in città, ed in particolar modo la
facciata del palazzo alla quale si cercava di dare sempre la massima visibilità,
costituiva una finestra sul mondo per manifestare il proprio potere e ricchezza
e per far conoscere il ruolo politico e sociale della famiglia.

Nella fabbrica di palazzo Querini Stampalia, fin
dal medioevo ed in particolare dal primo cinquecento in poi, era d'uso ad ogni
matrimonio e ad ogni morte di un maschio maggiorenne dare una nuova suddivisione
del palazzo in appartamenti, provvedendo ad abbellire le sale con nuovi stucchi,
affreschi, marmi, tessuti ed arredi.
Alcuni documenti attestano un significativo ampliamento del palazzo nel 1513-14
sotto la committenza di Nicolò Querini e un altro cospicuo intervento nel
1515-18 quando vennero spesi dei denari per un ulteriore ampliamento,
riparazione ed abbellimento della residenza.
Il primo lotto di interventi si concluse entro il 31 luglio 1525.
Durante i lavori Palma il Vecchio venne incaricato di decorare la "Camera d'oro"
nella quale si trovava anche un caminetto in marmo finemente arricchito con lo
stemma di famiglia che riprendeva la cinquecentesca facciata appena realizzata
probabilmente dalla cerchia dei Lombardo.

Tra il 1614 e il 1654 viene acquistata una
proprietà a confine e il palazzo di fronte al rio, oggi di proprietà della
parrocchia e tra il 1660 e il 1710 si ha l'unificazione delle due antiche case
cinquecentesche. A questa serie di interventi va ricondotta la realizzazione di
un ponte aereo che univa il palazzo con il nuovo acquisto di fronte al rio e un
ulteriore ponte aereo, tutt'ora esistente, che univa il palazzo alla chiesa di
S. Maria Formosa.
Ulteriori lavori di riordino della residenza vennero realizzati tra il 1789 e il
1797 in occasione del matrimonio tra Alvise Querini e Maria Teresa Lippomano; al
palazzo venne aggiunto il terzo piano e l'apparato decorativo del portego e
della camera nuziale venne arricchito con gli affreschi di Jacopo e Vincenzo
Guarana, con gli interventi dell'ornatista Giuseppe Bernardino Bison e degli
stuccatori Giuseppe e Pietro Castelli.
Nel corso del XIX secolo non ci furono particolari interventi architettonici
tuttavia il conte Giovanni, decise di trasferire la propria abitazione al primo
piano del Palazzo, affittando l'intero piano nobile al Patriarca di Venezia.
Nel 1869 alla morte di Giovanni, il Palazzo di Santa Maria Formosa divenne la
sede della Fondazione da lui voluta; al primo piano venne allestita la
biblioteca, aperta nelle ore e nei giorni in cui tutte le altre sono chiuse e al
piano nobile vennero raccolti i dipinti, gli arredi, le porcellane, le sculture
e gli oggetti d'arte che permisero di riallestire ed aprire al pubblico la
dimora storica della nobile famiglia veneziana.
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